Con 401 voti su 720 al Parlamento Europeo nella giornata del 18 luglio Ursula von der Leyen è stata scelta dalla maggioranza dei partiti dell’emiciclo di Strasburgo per un secondo mandato alla guida della Commissione Europea. La tedesca von der Leyen ha ricevuto appoggio da Partito Popolare Europeo, Partito Socialista Europeo e liberali di Renew Europe, a cui si sono aggiunti i Verdi.

La presidente mira a rafforzare nel secondo mandato l’asse tra i principali partiti europeisti che hanno retto un primo mandato segnato dalla crisi pandemica, dalla guerra in Ucraina e dallo sdoganamento del Green Deal. Tre fronti che ritornano cinque anni dopo la prima elezione di von der Leyen. La pandemia perché è stata il momento dello sdoganamento del debito comune europeo sul cui rinnovo, dopo la fine di Next Generation Eu nel 2026, si dovrà trattare e si potrebbero aprire spaccature tra i governi europei. La guerra in Ucraina, poi, ha rimesso al centro dell’agenda europea il grande tema della Difesa comune. E, infine, la Commissione intende proseguire in un’ottica di realismo il Green Deal, mettendo al centro la questione cruciale della neutralità tecnologica.

Politico.eu ha commentato che la Commissione parte, nel suo secondo tempo, con tanti punti di domanda legati principalmente alla capacità della presidente di far quadrare le priorità alla luce di agende nazionali e partitiche diverse. Ma la rotta per il futuro dell’Unione Europea sembra esser tracciata attorno all’asse tra sicurezza (economica, geopolitica, financo militare) e sostenibilità, che si parli di quella ambientale orientata a una transizione di più ampio respiro o quella finanziaria su cui tedeschi come la von der Leyen sono molto attenti. Sarà complesso far coesistere agende tanto complesse in un unico progetto: nel prossimo quinquennio l’Europa si gioca una grossa fetta del suo futuro.